Il nuovo post di Barocca-mente ci accompagna nella scoperta del viaggio compiuto dall’alcova di Palazzo Sagredo: dal Canal Grande fino al Metropolitan Museum di New York, dove, collocata all’interno di una period room, continua a evocare tutto il fascino del rococò veneziano.

Calotipo di Max Jaffé, cartolina postale, Room from Palazzo Sagredo. Venetian, about 1718, New York, The Metropolitan Museum of Art

L’Alcova di Zaccaria Sagredo, l’acquisto e il distacco 

All’inizio del Settecento, Zaccaria Sagredo, discendente di una potente famiglia patrizia veneziana, promosse importanti lavori di ammodernamento del palazzo a Santa Sofia, affacciato sul Canal Grande. A differenza dello zio Niccolò, doge dal 1675 al 1676, Zaccaria non cercò la via della politica, ma si dedicò alla sua collezione d’arte, che avrebbe incluso, tra gli altri, opere di Giambattista Tiepolo, Giambattista Piazzetta, Canaletto e Antonio Corradini. Parte di questa collezione doveva essere esposta nei sei ampi saloni del piano nobile del palazzo. Dietro questi spazi, affacciati sul cortile interno, si trovava una serie di tre piccole stanze: spogliatoio, anticamera e alcova. Quest’ultima presentava una decorazione a stucco con putti alati che giocavano attorno al monogramma intrecciato di Zaccaria Sagredo.

Quando il Metropolitan Museum of Art acquisì le decorazioni delle stanze nel 1906, quelle dello spogliatoio non furono incluse nelle trattative. Il museo decise infatti che gli apparati decorativi dell’anticamera e dell’alcova fossero sufficienti, ritenendo quelli dello spogliatoio superflui e di proporzioni inadatte all’esposizione, lasciandoli quindi nel palazzo, dove si conservano tutt’ora.

Il trasferimento a New York dell’alcova fu un’operazione complessa: il legno delle boiseries fu smontato facilmente, mentre la decorazione in stucco del soffitto venne tagliata in sezioni per permetterne il trasporto. Nel 1907, le stanze giunsero negli Stati Uniti, ma rimasero in attesa per vent’anni prima di essere ri-allestite.

Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti, putti che reggono il monogramma di Zaccaria Sagredo, New York, Metropolitan Museum of Art

Lo “spogliatoio”, Palazzo Sagredo, Venezia

Una lunga attesa per l’allestimento al Metropolitan 

Fu solo nel 1926 che le stanze di Zaccaria trovarono una loro collocazione definitiva nelle nuove gallerie dedicate alle arti decorative europee. Il museo aveva finalmente creato uno spazio all’interno dell’ala sud su Fifth Avenue, dove l’alcova, insieme ad altre acquisizioni, poté essere ricostruita. Tuttavia, non si trattava di una semplice ricollocazione: la luce naturale che un tempo entrava dalle finestre affacciate sul Canal Grande fu sostituita da un pozzo di luce interno, e alcune parti, come le finestre, furono spostate per adattarsi all’architettura del museo.

L’evento fu accolto anche da un articolo di Robert Benchley sul New Yorker del 15 maggio 1926, intitolato The New Wing (Or That Sagredo Bed), in cui, parlando dell’inaugurazione della nuova ala dedicata alle arti applicate, avvenuta il 5 aprile, scriveva: “The feature of the new wing is, of course, the Bedroom from the Palazzo Sagredo at Venice

L’alcova e l’anticamera, con i loro elaborati soffitti in stucco, costituiscono un prezioso esempio di decorazione rococò veneziana. Le sculture di bambini alati, che sembrano quasi volare via dai loro supporti, sono opera di Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti. Le loro firme, insieme alla data 1718, sono incise sul soffitto della Saletta delle Armi, un altro ambiente del palazzo. Sul soffitto dell’anticamera è incassata la tela di Gaspare Diziani l’Alba che trionfa sulla notte.

L’allestimento della Period Room settecentesca

Il Metropolitan si trovò presto ad affrontare la sfida di ricostruire un ambiente che fosse non solo rappresentativo del gusto dell’aristocrazia veneziana, ma anche coerente dal punto di vista estetico. La maggior parte degli arredi Sagredo, ad eccezione di due consolle in legno dorato, non accompagnarono le stanze a New York. Fu così che, nel giugno del 1925, Joseph Breck, curatore delle arti decorative al Met, fece un viaggio a Venezia per acquistare arredi da inserire nell’allestimento. Tra i vari pezzi che acquistò da Antonio Carrer (mercante veneziano, che aveva già fatto da intermediario per l’acquisto dell’alcova) ci furono una coppia di specchi con cornici dorate, presumibilmente provenienti da Ca’ Gradenigo, e una testiera di letto intagliata e dorata proveniente dalla collezione Giovanelli.

L’alcova Sagredo del Met non è quindi una semplice trasposizione di un ambiente d’epoca, né una ricostruzione filologica degli interni originali, ma una costruzione museale che intreccia storia, arte e collezionismo. Nonostante le inevitabili modifiche e l’aggiunta di elementi da altre collezioni, questa period room ha lo scopo di offrire al visitatore una finestra sul Settecento veneziano. Preston Remington chiudeva infatti il suo articolo A bedroom from the Palazzo Sagredo in Venice, edito sul “The Metropolitan Museum or Art Bulletin”, scrivendo:

The ensemble is effective and sumptuous. The sunlight streams through the windows, falling aslant upon the red and gold of the bed and the polished floors. The amorini play joyfully at their arduous tasks, while upon the ceiling Diziani’s Dawn emerges triumphant from the clouds of Night over a way strewn with flowers and heralded by smiling children. All of which is Venice at her supreme moment, Venice in the eighteenth century.

Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti, putti, New York, Metropolitan Museum of Art

Consolle di provenienza Sagredo e Specchiera Gradenigo allestite nell’anticamera dell’alcova Sagredo, New York, Metropolitan Museum of Art

Gaspare Diziani, L’alba che trionfa sulla notte, New York, Metropolitan Museum of Art